045 257 0357  |  info@edalab.it

Home » IoT: come mettere in comunicazione gli oggetti

Iot e comunicazione oggetti

IoT: come mettere in comunicazione gli oggetti

L’IoT è ormai parte integrante della nostra vita di tutti i giorni, ma proviamo a soffermare l’attenzione sul perché si parla proprio di “internet degli oggetti”: qual è realmente il ruolo di questi “oggetti”? E come funzionano?

Come funziona l’IoT?

L’internet degli oggetti, come ci suggerisce il suo nome, appunto, si basa sulla costante interconnessione di una moltitudine di dispositivi, sensori e cose, che grazie alle potenzialità del Cloud Computing sono in grado di dialogare fra loro, scambiarsi dati in tempo reale, e dare l’input a determinate azioni, o serie di azioni (automazioni).

Non bisogna però pensare all’internet degli oggetti come una mera rete di cose connesse le une alle altre, bensì si tratta di dispositivi che col tempo sviluppano una propria “intelligenza” e imparano a fornire un servizio sempre più personalizzato, efficace e utile.

Il vero valore aggiunto di questo vasto settore è il potenziale di sviluppo e crescita costante, condizione che offre l’opportunità di sviluppare nuove applicazioni, nuovi dispositivi, anche con funzionalità del tutto diverse da quelle con cui erano stati pensati inizialmente. In sostanza, l’IoT è una realtà estremamente dinamica e multifunzionale, che non accenna ad arrestarsi.

Ma quale principio sta alla base del funzionamento dell’IoT? Innanzitutto per poter funzionare ed essere definiti “intelligenti”, gli oggetti che fanno parte della rete devono soddisfare due requisiti fondamentali:

  • essere identificabili: ogni singolo oggetto deve essere immediatamente identificabile all’interno della rete, e questo avviene attraverso una sorta di indirizzo IP dedicato;
  • essere connessi: la connessione continua a internet è la condizione senza la quale non avrebbe alcun senso parlare di IoT.

Soddisfatti questi due requisiti essenziali, l’oggetto smart può fornirci in tempo reale informazioni su sé stesso quali, ad esempio, il suo stato di funzionamento, la sua posizione e la tracciabilità; oppure fornirci importanti misurazioni su alcuni parametri specifici (temperatura, umidità, precisone, inquinamento, flussi di energia elettrica, acqua e gas).

Ed è proprio grazie a queste capacità che gli oggetti in rete possono compiere, in modo del tutto “volontario”, delle azioni specifiche: un sensore rileva una perdita d’acqua? Il dispositivo smart interrompe l’erogazione e invia un avviso all’utente associato per avvisarlo del “pericolo”.

Come mettere in Cloud un oggetto per monitorarlo da remoto?

Se l’IoT funziona e continua a funzionare, è soprattutto grazie alle avanzate funzionalità di Cloud Computing che stanno alla base. Tutti i dati raccolti dai vari oggetti smart vengono poi inviati, aggregati, elaborati e salvati proprio nel cloud. Quest’ultimo diventa in un certo senso il centro nevralgico dell’intero sistema smart, il punto in cui gli stimoli raccolti dai dispositivi vengono recepiti, elaborati e memorizzati, per poi produrre un input come risposta allo stimolo stesso.

Affinché questo avvenga è però necessario che gli oggetti siano presenti all’interno del cloud, che significa associare ogni singolo oggetto ad un servizio specifico. Questo procedimento avviene solitamente attraverso la rilevazione automatica degli oggetti connessi alla stessa rete, oppure per mezzo della scansione di un Qr code o un codice a barre, o ancora attraverso l’inserimento manuale dei dati del dispositivo. Terminata questa procedura, l’oggetto smart viene registrato sul cloud e da quel momento sarà sempre raggiungibile.

È in questo modo che possiamo consultare lo stato di un dispositivo anche da remoto; basta pensare ad un impianto di riscaldamento smart con termostato e valvole termostatiche interconnesse: grazie all’apposita App è possibile attivare, disattivare l’accensione, controllare la temperatura impostata e quella reale, pianificare la durata di funzionamento dell’impianto. Ma ancora, questo sistema, abbinato ad altri oggetti smart, è in grado di attivare delle altre funzioni quando certe condizioni specifiche si verificano: la temperatura scende al di sotto di un certo parametro? Attivo il riscaldamento! I sensori rilevano l’apertura delle finestre? Disattivo il riscaldamento per contenere i consumi!

Quali funzioni/microservizi in Cloud si possono abilitare con l’IoT?

Le funzioni/microservizi in Cloud che si possono abilitare con l’IoT sono veramente infiniti! Basta pensare ai servizi di videosorveglianza, anche domestici; è possibile impostare il salvataggio dei filmati in cloud, con la garanzia che anche in caso di danneggiamenti e manomissione della videocamera i dati siano comunque salvi e visionabili.

Ma ancora, se il dispositivo smart (la telecamera nel nostro esempio) dovesse rilevare un movimento sospetto, registra subito un breve filmato che salva in cloud, e immediatamente invia una notifica al proprietario dell’immobile che può subito consultare il materiale video. Sempre in ambito di sicurezza, alle videocamere si possono associare dei sensori che rilevano l’apertura di porte e finestre, sensori che rilevano la fuoriuscita di gas, una perdita d’acqua o sbalzi di tensione elettrica.

In termini di consumi energetici e tutela ambientale, gli oggetti smart possono aiutare gli utenti e le compagnie fornitrici a monitorare i consumi con l’obiettivo di renderli più efficienti.Le funzionalità dell’internet delle cose sono infinite, e trovano applicazione in tanti ambiti, da quello medico-sanitario, a quello agricolo-industriale, per poi passare alle smart city e alla domotica.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn

Leggi ancora

Shopping Basket